Il reato è un fatto umano tipico, antigiuridico e colpevole, sanzionato dalla legge con una pena, in ossequio al principio di legalità (art. 1 c.p.): nessuno può essere punito per un fatto non previsto come reato dalla legge previgente. L'elemento soggettivo distingue il dolo, in cui l'evento è voluto, dalla colpa, in cui deriva da negligenza, imprudenza, imperizia o inosservanza di norme (art. 43 c.p.). Il tentativo (art. 56 c.p.) punisce chi compie atti idonei e diretti in modo non equivoco a commettere un delitto che non si consuma per cause indipendenti dalla propria volontà.
Il pubblico ufficiale (art. 357 c.p.) esercita una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa, quest'ultima caratterizzata da poteri autoritativi o certificativi. L'incaricato di pubblico servizio (art. 358 c.p.) svolge un'attività regolata come la funzione pubblica ma priva di tali poteri, con esclusione delle mansioni di ordine e delle prestazioni meramente materiali. La distinzione rileva per individuare i soggetti attivi dei singoli reati contro la P.A.
Il peculato (art. 314 c.p.) punisce il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o beni di cui ha il possesso per ragione dell'ufficio. La concussione (art. 317 c.p.), dopo la riforma del 2012, riguarda il solo pubblico ufficiale che costringe taluno a dare o promettere indebitamente denaro o utilità; l'induzione indebita (art. 319-quater c.p.) punisce invece sia il pubblico ufficiale sia l'incaricato di pubblico servizio che, con condotta persuasiva meno incisiva, inducono la dazione, con punibilità anche dell'indotto. La corruzione si articola in corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318), corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319), corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter), estensione all'incaricato di pubblico servizio (art. 320) e pene per il corruttore (art. 321). Il rifiuto e l'omissione di atti d'ufficio (art. 328 c.p.) sanzionano il mancato compimento di atti urgenti o dovuti; la rivelazione di segreti d'ufficio (art. 326 c.p.) punisce la violazione della riservatezza. Importante aggiornamento: l'abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) è stato abrogato dalla L. 114/2024 e non è più un reato vigente.
Per un ente previdenziale rilevano l'indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.), reato comune che punisce chi consegue indebitamente prestazioni mediante dichiarazioni false, e la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), che richiede artifizi o raggiri idonei a indurre in errore l'ente con un atto di disposizione patrimoniale ed è punita più severamente; l'art. 316-ter opera come fattispecie residuale rispetto al 640-bis.
1. Nel diritto penale italiano, quale elemento distingue il dolo dalla colpa nella commissione di un reato?
L'art. 43 c.p. distingue il delitto doloso, in cui l'evento è previsto e voluto, da quello colposo, in cui l'evento si verifica per negligenza, imprudenza, imperizia o inosservanza di leggi e regolamenti, senza essere voluto. (Diritto penale — elemento soggettivo del reato (c.p. art. 43))
2. Ai sensi dell'art. 56 c.p., quando si configura il delitto tentato?
L'art. 56 c.p. punisce chi compie atti idonei e univocamente diretti a commettere un delitto, quando l'azione non si compie o l'evento non si verifica. (Diritto penale — delitto tentato (c.p. art. 56))
3. Cosa afferma il principio di legalità in materia penale, espresso dal brocardo 'nullum crimen, nulla poena sine lege'?
L'art. 1 c.p. sancisce che nessuno può essere punito per un fatto non espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene diverse da quelle dalla legge stabilite, escludendo analogia in malam partem e retroattività sfavorevole. (Diritto penale — principio di legalità (c.p. art. 1))
4. Secondo l'art. 357 c.p., chi riveste la qualifica di pubblico ufficiale?
L'art. 357 c.p. qualifica come pubblico ufficiale chi esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa, quest'ultima connotata dalla formazione della volontà della PA o dallo svolgimento di poteri autoritativi o certificativi. (Diritto penale — nozione di pubblico ufficiale (c.p. art. 357))
5. Quale caratteristica distingue l'incaricato di un pubblico servizio, ai sensi dell'art. 358 c.p., dal pubblico ufficiale?
L'art. 358 c.p. definisce l'incaricato di pubblico servizio come chi svolge un'attività regolata nelle stesse forme della funzione pubblica, ma senza i poteri autoritativi o certificativi che caratterizzano quest'ultima, escluse le mansioni di ordine e le prestazioni meramente materiali. (Diritto penale — nozione di incaricato di pubblico servizio (c.p. art. 358))
6. Un funzionario di un ente previdenziale che istruisce una pratica di pensione e adotta il relativo provvedimento esercitando poteri autoritativi e certificativi riveste, ai fini penali, la qualifica di:
L'esercizio di poteri autoritativi e certificativi nella formazione della volontà della pubblica amministrazione, come l'adozione di un provvedimento, integra la qualifica di pubblico ufficiale ex art. 357 c.p. (Diritto penale — nozione di pubblico ufficiale (c.p. art. 357))
7. In cosa consiste il reato di peculato previsto dall'art. 314 c.p.?
L'art. 314 c.p. punisce il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, avendo per ragione dell'ufficio il possesso o la disponibilità di denaro o beni altrui, se ne appropria. (Diritto penale — peculato (c.p. art. 314))
8. Un funzionario di un ente previdenziale, avendo in disponibilità per ragioni di servizio somme destinate al pagamento di prestazioni assistenziali, se ne appropria trattenendole per sé. Quale reato commette?
L'appropriazione di denaro altrui di cui si ha il possesso per ragione del proprio ufficio integra il peculato ex art. 314 c.p., a differenza della concussione o della corruzione che presuppongono un rapporto con un terzo costretto, indotto o corrompente. (Diritto penale — peculato (c.p. art. 314))
9. Il reato di concussione, previsto dall'art. 317 c.p., si configura quando:
L'art. 317 c.p. punisce il pubblico ufficiale che, abusando della qualità o dei poteri, costringe taluno a dare o promettere indebitamente denaro o altra utilità; il verbo 'costringere' presuppone una condotta di sopraffazione tale da comprimere la libertà di autodeterminazione della vittima. (Diritto penale — concussione (c.p. art. 317))
10. Alla luce della disciplina vigente dell'art. 317 c.p., chi può essere soggetto attivo del reato di concussione?
L'art. 3 della L. 69/2015 ha reinserito nell'art. 317 c.p. l'incaricato di pubblico servizio, soppresso dalla L. 190/2012, sicché soggetti attivi della concussione sono oggi sia il pubblico ufficiale sia l'incaricato di pubblico servizio. La differenza con l'induzione indebita ex art. 319-quater c.p. riguarda la modalità della condotta (costrizione anziché induzione), non i soggetti attivi. (Diritto penale — concussione (c.p. art. 317, come modificato dall'art. 3 L. 69/2015))
11. Quale elemento distingue tipicamente la condotta di concussione (art. 317 c.p.) da quella di induzione indebita (art. 319-quater c.p.)?
La giurisprudenza distingue la costrizione, che comprime la libertà di autodeterminazione del privato, dall'induzione, una persuasione più blanda che lascia margini di scelta, tanto che nell'induzione indebita anche l'indotto è punibile. (Diritto penale — concussione e induzione indebita (c.p. artt. 317 e 319-quater))
12. L'art. 319-quater c.p. (induzione indebita a dare o promettere utilità) può essere commesso da:
L'art. 319-quater c.p. individua come soggetti attivi sia il pubblico ufficiale sia l'incaricato di pubblico servizio che, abusando della propria posizione, inducono taluno a dare o promettere indebitamente denaro o altra utilità. I soggetti attivi sono i medesimi della concussione (art. 317 c.p.): la distinzione fra le due fattispecie sta nella modalità della condotta — induzione anziché costrizione — e nella punibilità dell'indotto. (Diritto penale — induzione indebita a dare o promettere utilità (c.p. art. 319-quater))
13. Nel reato di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.), la posizione di chi dà o promette il denaro o l'utilità, cioè l'indotto, è:
L'art. 319-quater, secondo comma, c.p. prevede espressamente la punibilità, con pena più contenuta, di chi dà o promette denaro o altra utilità al pubblico ufficiale o all'incaricato di pubblico servizio che lo induce indebitamente. (Diritto penale — induzione indebita a dare o promettere utilità (c.p. art. 319-quater))
14. Il reato previsto dall'art. 318 c.p. (corruzione per l'esercizio della funzione) si configura quando il pubblico ufficiale:
L'art. 318 c.p. punisce il pubblico ufficiale che indebitamente riceve, o accetta la promessa di, denaro o altra utilità in ragione dell'esercizio delle proprie funzioni, senza che vi sia un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio. (Diritto penale — corruzione per l'esercizio della funzione (c.p. art. 318))
15. Rispetto alla corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.), la corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 c.p.) si distingue perché:
L'art. 319 c.p. sanziona con pena più grave rispetto all'art. 318 c.p. il pubblico ufficiale che riceve denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa, per omettere o ritardare, ovvero per aver omesso o ritardato, un atto del proprio ufficio contrario ai doveri di servizio. (Diritto penale — corruzione propria (c.p. art. 319))
16. L'art. 319-ter c.p. (corruzione in atti giudiziari) si applica quando i fatti di corruzione previsti dagli artt. 318 e 319 c.p. sono commessi:
L'art. 319-ter c.p. configura un'aggravante autonoma quando i fatti di corruzione di cui agli artt. 318 e 319 c.p. sono compiuti per favorire o danneggiare una parte in un procedimento giudiziario. (Diritto penale — corruzione in atti giudiziari (c.p. art. 319-ter))
17. L'art. 320 c.p. estende le disposizioni sulla corruzione previste dagli artt. 318 e 319 c.p. anche:
L'art. 320 c.p. estende all'incaricato di un pubblico servizio l'applicabilità delle fattispecie di corruzione previste dagli artt. 318 e 319 c.p. (Diritto penale — corruzione dell'incaricato di pubblico servizio (c.p. art. 320))
18. L'art. 321 c.p. disciplina la posizione di chi dà o promette denaro o altra utilità al pubblico ufficiale corrotto, stabilendo che:
L'art. 321 c.p. estende al corruttore, cioè a chi dà o promette denaro o altra utilità, le pene stabilite per il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio corrotto nei casi di cui agli artt. 318, 319, 319-bis e 319-ter c.p. (Diritto penale — pene per il corruttore (c.p. art. 321))
19. Un funzionario riceve una somma di denaro da un privato affinché ometta di segnalare un'irregolarità riscontrata in una pratica previdenziale, atto che il funzionario aveva il dovere di compiere. Quale reato configura tale condotta?
Ricevere denaro per omettere un atto dovuto e contrario ai propri doveri d'ufficio integra la corruzione propria dell'art. 319 c.p., più grave della corruzione per l'esercizio della funzione poiché lega il compenso a un atto specifico contrario ai doveri di servizio. (Diritto penale — corruzione propria (c.p. art. 319))
20. Un privato, spontaneamente e senza alcuna pressione, offre denaro a un funzionario per ottenere un trattamento più favorevole nell'istruttoria di una pratica, e il funzionario accetta. Tale condotta configura, in capo al funzionario, il reato di:
Quando l'iniziativa e l'accordo tra privato e pubblico agente sono paritari e volontari, senza costrizione né induzione unilaterale, si configura la corruzione e non la concussione, che presuppone invece l'abuso costrittivo del pubblico ufficiale. (Diritto penale — corruzione (c.p. artt. 318-319))
21. L'art. 328, primo comma, c.p. punisce il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che:
L'art. 328, comma 1, c.p. sanziona il rifiuto indebito di compiere senza ritardo un atto dell'ufficio dovuto per ragioni di giustizia, sicurezza, ordine pubblico, igiene e sanità. (Diritto penale — rifiuto di atti d'ufficio (c.p. art. 328))
22. Ai sensi dell'art. 328, secondo comma, c.p., quando risponde di omissione il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che non compie un atto del proprio ufficio?
L'art. 328, comma 2, c.p. punisce il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, entro trenta giorni dalla richiesta scritta di chi vi ha interesse, non compie l'atto dovuto senza esporre le ragioni del ritardo. (Diritto penale — omissione di atti d'ufficio (c.p. art. 328))
23. Un cittadino richiede per iscritto a un funzionario di un ente previdenziale l'adozione di un provvedimento dovuto in materia di sicurezza sociale; decorsi trenta giorni, il funzionario non lo adotta né fornisce alcuna motivazione del ritardo. Tale condotta può integrare il reato di:
Il mancato compimento dell'atto dovuto, decorso il termine di trenta giorni dalla richiesta scritta senza indicazione delle ragioni del ritardo, integra l'omissione di atti d'ufficio ex art. 328, comma 2, c.p. (Diritto penale — omissione di atti d'ufficio (c.p. art. 328))
24. Il reato di rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio, previsto dall'art. 326 c.p., punisce il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che:
L'art. 326 c.p. sanziona la violazione del dovere di riservatezza mediante la rivelazione di notizie d'ufficio destinate a rimanere segrete o l'agevolazione, in qualsiasi altro modo, della loro conoscenza. (Diritto penale — rivelazione di segreti d'ufficio (c.p. art. 326))
25. Un dipendente di un ente previdenziale comunica a un terzo privo di titolo dati riservati contenuti in una pratica di invalidità civile, in violazione dei doveri di riservatezza del proprio ufficio. Tale condotta può integrare il reato di:
La comunicazione non autorizzata di notizie riservate d'ufficio integra la fattispecie dell'art. 326 c.p.; si noti che l'abuso d'ufficio, già previsto dall'art. 323 c.p., è stato abrogato dalla L. 114/2024 e non è più applicabile. (Diritto penale — rivelazione di segreti d'ufficio (c.p. art. 326))
26. Qual è, ad oggi, lo stato del reato di abuso d'ufficio previsto dall'art. 323 c.p.?
La L. 9 agosto 2024, n. 114 ha abrogato l'art. 323 c.p., facendo venir meno la fattispecie di abuso d'ufficio quale autonomo reato nell'ordinamento penale italiano. (Diritto penale — abrogazione dell'abuso d'ufficio (già c.p. art. 323))
27. Un candidato a un concorso pubblico afferma, durante il colloquio, che il pubblico ufficiale il quale violi norme di legge nello svolgimento delle proprie funzioni, procurando a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, risponde sempre del reato di abuso d'ufficio ex art. 323 c.p. Tale affermazione è:
L'affermazione è errata: la fattispecie di abuso d'ufficio dell'art. 323 c.p. non è più vigente, essendo stata abrogata dalla L. 114/2024, e non era comunque mai stata un mero illecito disciplinare. (Diritto penale — abrogazione dell'abuso d'ufficio (già c.p. art. 323))
28. Il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, previsto dall'art. 316-ter c.p., si configura quando:
L'art. 316-ter c.p. punisce chiunque consegua indebitamente erogazioni pubbliche mediante dichiarazioni o documenti falsi oppure omettendo informazioni dovute, a prescindere dalla qualifica di pubblico ufficiale. (Diritto penale — indebita percezione di erogazioni pubbliche (c.p. art. 316-ter))
29. Il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, previsto dall'art. 640-bis c.p., si distingue dall'indebita percezione dell'art. 316-ter c.p. principalmente perché:
A differenza del 316-ter, che è residuale, l'art. 640-bis c.p. richiede la vera e propria induzione in errore dell'ente erogatore con conseguente atto di disposizione patrimoniale, ed è punito con pena più elevata. (Diritto penale — truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (c.p. art. 640-bis))
30. Chi ottiene indebitamente una prestazione previdenziale presentando all'ente una dichiarazione sostitutiva contenente dati non veritieri, senza porre in essere ulteriori artifizi o raggiri capaci di indurre in errore l'ente, risponde tipicamente del reato di:
La mera presentazione di una dichiarazione falsa che consente di conseguire indebitamente una prestazione pubblica, senza un'ulteriore attività fraudolenta idonea a indurre in errore l'ente, integra la fattispecie residuale dell'art. 316-ter c.p., clausola di riserva rispetto al più grave art. 640-bis c.p. (Diritto penale — indebita percezione di erogazioni pubbliche (c.p. art. 316-ter))
31. Un soggetto, mediante una complessa attività di artifizi e raggiri (falsificazione di certificazioni mediche e documentali coordinata con terzi), induce in errore l'ente previdenziale, che dispone il pagamento di una prestazione assistenziale non dovuta. Tale condotta integra tipicamente:
La messa in atto di artifizi e raggiri idonei a indurre in errore l'ente erogatore, che dispone il pagamento sulla base dell'inganno, integra la truffa aggravata dell'art. 640-bis c.p., più grave della fattispecie residuale del 316-ter. (Diritto penale — truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (c.p. art. 640-bis))
32. Rispetto all'art. 640-bis c.p., l'art. 316-ter c.p. si applica in base a quale criterio, secondo la clausola contenuta nella norma stessa?
L'art. 316-ter c.p. si apre con la clausola di sussidiarietà 'Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640-bis', operando quindi come fattispecie residuale rispetto alla più grave truffa aggravata. (Diritto penale — indebita percezione di erogazioni pubbliche (c.p. art. 316-ter))
33. A differenza dei reati propri dei pubblici ufficiali come il peculato, il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, previsto dall'art. 316-ter c.p., può essere commesso da:
L'art. 316-ter c.p. è un reato comune, potendo essere commesso da 'chiunque' consegua indebitamente l'erogazione pubblica, e non un reato proprio del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio. (Diritto penale — indebita percezione di erogazioni pubbliche (c.p. art. 316-ter))
34. Un funzionario dell'ente previdenziale, abusando della propria qualifica, falsifica una pratica per attribuire a se stesso una prestazione non spettante, di cui non ha alcuna disponibilità per ragione d'ufficio prima dell'erogazione. Rispetto al peculato, tale condotta si avvicina piuttosto alla fattispecie di:
Diversamente dal peculato, che presuppone il possesso del bene per ragione d'ufficio già prima dell'appropriazione, la condotta di chi consegue indebitamente un'erogazione mediante falsa documentazione integra l'art. 316-ter c.p., o il più grave art. 640-bis c.p. in presenza di induzione in errore. (Diritto penale — indebita percezione di erogazioni pubbliche (c.p. art. 316-ter))
35. Nell'ambito delle prestazioni previdenziali e assistenziali, quale rilievo assumono gli artt. 316-ter e 640-bis c.p. per un ente previdenziale?
Gli artt. 316-ter e 640-bis c.p. presidiano penalmente la corretta erogazione di risorse pubbliche, sanzionando chi consegue indebitamente prestazioni o contributi mediante falsa documentazione o attività fraudolenta, condotte particolarmente rilevanti per un ente previdenziale. (Diritto penale — indebita percezione e truffa aggravata per erogazioni pubbliche (c.p. artt. 316-ter e 640-bis))